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Raffaello Sanzio "Il divino pittore"


Raffaello entrò a far parte di quel grande periodo di svolta che fu il Rinascimento.
Da questo momento poeti, musicisti e pittori si preoccuparono di produrre descrizioni di situazioni,
sentimenti o ideali al fine di poter rappresentare non solo il mondo esteriore ma anche quello interiore. Ormai le immagini da Giotto in avanti diventano rappresentazioni drammatiche delle storie che narrano.In particolare la storia sacra doveva assumere le caratteristiche sia della ta quotidiana dell'epoca sia dell'antichità classica. Raffaello è uno dei primi grandi maestri di questa tradizione classica della pittura storica, un genio nella rappresentazione di concetti teologici astratti.
Aveva la straordinaria capacità di penetrare il carattere individuale dei personaggi e degli eventi, era un curioso intellettuale e attratto dall'innovazione,
Un'altra delle sue doti era la capacità di assimilare nuovi eventi dalle ricerche di altri artisti e di farli suoi.
E' curioso leggere le critiche di un quadro, scritte da uomini di gusto, sentimento e scoprire a quali diverse conclusioni essi giungono.
Ogniuno l' interpreta a modo suo e il pittore forse pensava a un significato che nessuno di loro ha colto o forse ha pensato un indovinello senza conoscere nemmeno lui la soluzione.
In Raffaello si coglie il "misterioso non so che" che forse costituisce la chiave giusta per accostarci al pittore marchigiano.
Dei grandi pittori rinascimentali Raffaello è l'unico che quanto piu' ci appare prodigo nel dispensare un raro godimento visivo tento piu' certe volte sembra avaro nel comunicare un'emozione piu' profonda, chiuso in un suo prezioso limbo dove riesce difficile raggiungerlo: e quanto piu' si mostra all'apparenza facile tanto piu' risulta fuggente. Ma forse è proprio questo è il mistero di Raffaello: d'essere, come pittore, senza mistero, cosi chiaro, sereno, concluso e perfetto da rasentare quasi il distacco e apparire inafferrabile, se non proprio lontano.
Le opere di Raffaello furono paragonate ai miracoli di Cristo. Il nome stesso, quello dell'Arcangelo Raffaele, il guaritore suggeriva l'analogia col potere catartico della sua arte. Raffaello non fu solo il "Pricipe dei pittori" ma uomo con qualità divine come Cristo.

"Quanto grande e benigno si dimostri talora il cielo nell'accumulare in una persona sola l'infinite ricchezze dei suoi tesori e tutte quelle grazie e piu' rari doni che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente potè vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino".


Le Vite, Vasari
Raffaello è stato talmente l'inerprete di un ideale di bellezza classica, canonica, passata poi nel gusto d'interi secoli di civiltà e connaturatosi con il nostro ideale di bellezza che non si distingue piu' tra il bello di natura ed il bello artistico.
E' in quest'essenza che si coglie il mistero e la grandezza dell'artista. Raffaello è sicuramente conosciuto come celebratore dello spirito e la cultura umanistica attraverso i grandi temi del pensiero e della fede religiosa presente un particolare nelle Stanze Vaticane dove affiora anche la padronanaza della dimensione spazio-temporale della figura umana, figure piu' corpose e un'osservazione piu' approfondita delle luci e delle ombre con un piu' consapevole uso del colore.
Tutte le scene delle stanze rappresentano il miracoloso intervento divino nelle vicende della sinagoga e della Chiesa e sono:

Un altro e non meno grande Raffaello è quello dei ritratti, qui il divino Sanzio è finalmente umano:
qui avvertiamo con un brivido che ci esalta e sorprende la presenza d'una presa intellettuale e critica e il corso di una tensione inquieta che ci rendono il colloquio col pittore non soltanto accessibile ma riconducibile ad una dimensione emotiva e dialettica moderna.
Raffaello, purtroppo condusse una breve vita seppur intensa e rimane l'amarezza per la morte prematura che impedì di approfondire quel magnifico rapporto con Cristo e il Cristianesimo testimoniato nell'opera celebrata come il trionfo della pittura ossia la Trasfigurazione che fu posta a capo della bara dell'artista come attestato di omaggio e di trionfo:

"La quale opera", scrive il Vasari, "nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'anima di dolore ogniuno che qui vi guardava".
Raffaello non fu solo un pittore, i suoi contemporanei affermano che la sua morte, venerdi santo, non era solo una coincidenza, in realtà egli incarnò i massimi ideali della cristianità e fu la piu' sublime espressione della forza rinnovatrice della chiesa e del Rinascimento.

DEPOSIZIONE BORGHESE

Dal 1507 è espressione della consapevolezza di ciò che davvero Firenze significava per la sua arte. E' chiaro nell'opera una forte influenza di Michelangelo specialmente se osserviamo come il gruppo della Vergine addolorata, che doveva in un primo tempo seguire il corteo degli uomini verso la tomba si sia trasformato nella scena dello svenimento, il cosiddetto SPASIMO. Anche la superficie pittorica riflette il risalto marmoreo del Tondo Doni di Michelangelo. L'opera è di straordinaria potenza con verdi luminiosi, forza e armonia. Bellezza e forza emanano in particolare dalla figura del giovane e trovano rispondenza nella perfezione formale della figura femminile inginocchiata che sorregge la Vergine e del volto appassionato della Maddalena.

SPOSALIZIO DELLA VERGINE

Oggi a Brera dipinto per la Cappella Albizzini a città di Castello. Qui Raffaello supera Perugino. La capacità di comporre le masse e di darte struttura al dramma che Raffaello ha appreso durante la collaborazione con Pinturicchio si fonde in quest'opera con la limpidezza statuaria delle figure del Perugino in una nuova unità spaziale ritmica e pienamente articolata. Le figure interagiscono l'una con l'altra ma i corpi conservano la libertà individuale in un insieme perfettamente organico.
Il tempio che si libra al di sopra delle figure come in uno spazio cosmico è uno dei grandi enigmi della storia dell'arte. Immagine ideale del sacro tempio di Gerusalemme si eleva simbolicamente dietro le figure come dotato di vita propria.

MADONNA DEL CARDELLINO


Eseguita a Firenze per Lorenzo Nasi nel 1507. Lo schema compositivo piramidale presente in numerose opere del pèeriodo fiorentino appare qui semplificato con l'effetto di accentuare il risultato dei volumi, modellati da un piu' intenso chiaroscuro.

STANZE VATICANE

Con la Basilica di S. Pietro e il soffitto della Sistina le stanze sonio considerate le opere fondamentali dell'arte del Rinascimento.
Pricipalmente la Stanza della Segnatura insieme alle altre segnano una specie di percorso teologico,esemplari sono le figure di Platone e Aristotele.

STANZA DELLA SEGNATURA

La decorazione dell'appartamento di Giulio II fu intrapresa partendo da questa stanza,il cui ciclo, iniziato nel 1508, fu condotto a termine nel 1511.La denominazione della stanza deriva dal fatto che venne adibita a sede del tribunale della Signatura gratiae.All'interno della stanza prevale l'ideale della cultura umanistica con la divisione in teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza ed è messo in valore l'accordo fra mondo antico e spiritualità cristiana.


La seconda stanza prende il nome da uno degli affreschi parietali,La cacciata di Eliodoro dal Tempio.Qui prevale il tema storico dell'intervento di Dio in favore della Chiesa, secondo uno schema probabilmente steso dallo stesso Giulio II con chiaro riferimento ai propri programmi politico-religiosi e alle vicende del pontificato.Sulle pareti sono affrescate 4 storie:

La cacciata di Eliodoro dal Tempio; La messa di Bolsena; la Liberazione di S.pietro e l'incontro di Attila e Gregorio Magno.

STANZA DELL'INCENDIO DI BORGO:

La stanza prese il nome dalla pittura parietale BATTAGLIA DI OSTIA.E' la prima dell'appartamento di Giulio II, e venne affrescata dopo quella della Segnatura e di Eliodoro.Il tema storico-politico vi appare sviluppato con intonazione piu' apertamente encomiastica in quattro episodi non legati da altri elementi comuni.

SALA DI COSTANTINO:

Nelle Vite di Raffaello e del Penni il Vasari ricorda che la decorazione della stanza fu compiuta dagli scolari dopo la morte del maestro.Questa e altre notizie vennero discordemente interpretate dalla critica recente. Sembra comunque certo che l'intervento del Sanzio vada limitato alla fase dell'ideazione, e che non solo la stesura, ma anche la composizione dei dipinti spetti in massima parte agli scolari.Nella Sala trova compimento il motivo celebrativo storico-politico già sviluppato nella seconda e nella terza stanza.Ilavori furono completati sotto Clemente VII.

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